Ponza, Palmarola e Zannone

da | Mar 22, 2021 | Isole Ponziane, Racconti di mare | 0 commenti

di Checco Tornielli –

Jacque Cousteau le ha inserite nella lista delle dieci isole più belle del mondo, e lui ne ha visitate tante nelle sue navigazioni. Vero è che Ponza con una superfice di soli 7 km quadrati sviluppa ben 25 km di coste, per lo più falesie di tufi dai mille colori. Si è discusso sull’origine del suo nome che deriverebbe da “pontus“, portuosa. Difatti sono tante e tali le sue profonde baie che nell’antichità ha sempre rappresentato un “porto rifugio” per fenici, greci, pirati tirreni (gli etruschi) e infine romani. Questi ultimi hanno lasciato “tunnel” che trapassano le montagne per congiungere baie opposte ed avere riparo sicuro per le navi con ogni tempo e opere idriche imponenti:     un acquedotto scavato nel tufo, per svariati chilometri, con la pendenza adatta allo scorrimento dalla fonte di Cala dell’acqua alla cisterna principale del fiordo, ora interrato, di Santa Maria, dove era situato il porto principale. Ponza, già in epoca repubblicana, era avamposto e base di rifornimento idrico della principale flotta da guerra romana, quella di Capo Miseno. Le sue bellezze erano ben conosciute dai romani che ne fecero anche luogo di “buon ritiro” ed esilio dorato per ricche donne patrizie invise alla corte dell’Imperatore. Le cosiddette grotte di Pilato, sotto i resti della villa imperiale di Augusto, ritenute dei “murenai” per gli oracoli del tempo antico, erano in realtà le piscine delle nobili patrizie che dovevano evitare in ogni modo di abbronzarsi come le “vili plebee”. Mentre gli uomini facevano i “bagni di sole” nella dirimpettaia baia del Frontone, dove ancora oggi sono visibili i resti di un complesso di piscine scavate nel tufo e comunicanti col mare. Nel medioevo le isole cadono in declino e da prestigioso Municipio Romano divengono inabitabili perché covo ideale di pirateria ora greca, ora gota e infine saracena. Solo i Monaci Benedettini provano a fortificarsi in più riprese ma sempre poi costretti ad abbandonarle. Il Ducato di Gaeta, alleato della Repubblica Marinara di Amalfi, riesce a tener testa alle scorribande arabe fortificando  la zona del porto con una torre poi rinforzata dai napoletani ma i tanti ridossi dell’isola rimasero rifugi sicuri per i lestofanti marittimi fino all’invenzione dei cannoni. Bisogna attendere la colonizzazione Borbonica del XVIII secolo per cacciare definitivamente i pirati ottomani che per tanti secoli hanno tenuto in scacco le flotte del “Vice Reame” nelle rotte verso la Spagna.

Oggi il paese di Ponza sembra un “presepe” dai mille colori pastello e  i discendenti dei coloni ischitani e torresi hanno visto negli anni recenti la trasformazione dell’isola dall’inferno del confino politico a perla turistica del Mediterraneo. Una promozione meritata! Vediamo le sue baie più belle ed interessanti la navigazione.

Partendo dal porto in direzione oraria, dopo le Grotte di Pilato, un tempo rivestite di preziosi marmi policromi, si gira la Punta della Madonna per arrivare all’ampia baia della Parata, bel sabbione ridossato dai venti occidentali. Colori dal turchese al cobalto; la zona può soffrire  negli orari di punta della risacca dovuta al passaggio dei tanti motoscafi in rotta verso Palmarola e la costa occidentale dell’isola, mentre la sera rappresenta un quieto ancoraggio. Attenzione ad un paio di massi coperti da appena un metro d’acqua che si spingono oltre un centinaio di metri dalla costa.

Proseguendo verso la Punta della Guardia, oltre i faraglioni del Calzone Muto, si apre la caletta del Bagno Vecchio. Deve il suo nome all’antico bagno penale dove i forzati estraevano e tagliavano i mattoni di tufo serviti per la costruzione del borgo, rimangono visibili tracce della cava sul costone a picco sul mare. Verso la spiaggia di sassi i fondali sono scarsi.

Si arriva poi sotto allo spettacolare faro della Guardia, abbarbicato su uno sperone di “riolite quarziatica” ad oltre 100 metri sul mare e visibile di notte a 30 miglia. Il capo rappresenta un cambio del regime dei venti locali e nei suoi pressi è possibile incontrare onda formata. Al largo del capo, verso sud, il fondale precipita nella fossa del tirreno ad oltre 3000 metri di profondità in appena 6 miglia.

Girato il capo della Guardia, navigando verso la punta del Fieno, si costeggia la Scarrupata, costellata da grandi rocce che degradano in profondità. Questo è il luogo ideale per la pesca subacquea.

Girata Punta del Fieno si apre la maestosa baia di Chiaia di Luna, sovrastata dalla falesia verticale sulla spiaggia, bellissima e interdetta per il pericolo di caduta massi. La baia in epoca romana era servita da un tunnel scavato nella roccia viva che lo collegava al porto principale. In questo modo l’isola disponeva di due porti, uno a levante e uno a ponente, a seconda delle condizioni meteo. Lo studio di archeologi e di geologi ha ipotizzato che l’erosione del vento e del mare in duemila anni ha fatto arretrare la falesia di circa 150 metri, ne è prova l’altezza di sei metri sul livello del mare della strada carraia che percorreva il tunnel, costruita con pendenza costante. Le strutture portuali dovevano essere molto più verso il mare rispetto alla linea di costa attuale.

Ponza – Chiaia di Luna

La baia è splendida, con spiagge e spiaggette ora di sabbia ora di sassi, numerose grotte profonde da esplorare in canoa o facendo snorkeling. Considerate che le rocce sono ovunque pericolanti, quindi bisogna procedere sempre con cautela e a proprio rischio e pericolo. Segnalo qui la Grotta della Maga e la Grotta di Capo Bianco che buca l’omonimo capo da parte a parte, dove in certe ore del giorno si verificano fenomeni luminosi  a dir poco incredibili. Con venti orientali, Chiaia di Luna, è l’ancoraggio migliore dell’isola. La parete verticale di roccia color crema, misura cento metri di altezza, riflette la luce lunare creando un effetto “cinema”.

Continuando in senso orario si doppia l’abbagliante Capo Bianco e si susseguono baiette con fondali turchesi e rocce di mille colori, segnalo l’Orecchio Giallo e il faraglione dello Spumante, numerosi gli scogli pericolosi; questo tratto di costa viene definito “dietro l’isola”.

Passare fuori dai Faraglioni di Lucia Rosa per entrare nella superba baia omonima. I colori tropicali dei fondali e il verde delle ripide colline ne fanno uno degli ancoraggi più belli dell’isola. Alcune secche ingombrano la baia, prestare attenzione.

Costeggiando verso nord si arriva al porticciolo di Cala Feola; in alto la frazione di Le Forna, ridente paesino multicolore edificato e terrazzato su ripidi pendii dai coloni torresi nella seconda metà del XVIII secolo. Alla base del molo segnalo il ristorante “La Marina“, pesce fresco e prodotti isolani in un contesto da “filibusta”. In fondo alla baia una bella spiaggia sabbiosa. Sul versante a nord della cala il mare e il vento hanno scavato nei millenni le Piscine Naturali, da percorrere a nuoto o in canoa in un susseguirsi di grotte ad arco aperture verso il cielo. Piacevole la passeggiata in paese e il pernotto; la baia è esposta ai venti occidentali ed é uno dei pochi punti di accesso al mare via terra, previa ripida e    tortuosa scalinata.

Al fianco di cala Feola si apre Cala dell’Acqua dominata da Forte Papa così chiamato perché guardava verso lo Stato della Chiesa. Buon ancoraggio con venti orientali; sullo sfondo è visibile ciò che rimane di una miniera di Bentonite, chiusa alla fine degli anni sessanta e quasi unica fonte di sostentamento della frazione prima dell’avvento del turismo.    I lavori della miniera hanno deturpato non poco la zona distruggendo anche la falda freatica che alimentava l’acquedotto romano scavato nella roccia fino all’abitato del porto principale.

In sequenza, proseguendo la navigazione, incontriamo Cala Cecata, Cala Fonte e Cala delle Felci usufruibili con bel tempo. In quest’ultima i colori assumono toni di turchese marcato, grazie alle rocce di colore giallo vivo per i depositi di zolfo affioranti in zona. Anche qui rocce pericolose, prestare molta attenzione.

Finalmente siamo in cima all’isola, che prosegue, dopo un breve stretto costellato di scogli, con l’isola di Gavi, altra meta per gli appassionati di pesca a lenza o subacquea. Oltrepassata Gavi e la Punta dell’Incenso siamo di nuovo sul versante di levante. Cala Gaetano con buone profondità si apprezza per i colori più scuri ed è fra le meno frequentate; di seguito arriviamo nella baia dell’Arco Naturale o Spaccapolpi . Anche questa si annovera tra le baie più belle ma è spesso ingombra di troppe barche. Per passare la notte è invece più tranquilla ma fate attenzione al regime dei venti: il levante è un vento locale che spira di sovente nella seconda metà della notte per rinforzare al mattino e spegnersi a mezzogiorno, tutta questa costa presenta questa “traversia” originata dal regime di brezza tipico del bel tempo. Con le App meteorologiche dedicate alla nautica questo problema è ormai superato, ma bisogna mettere in conto questo aspetto non trascurabile sia al momento di dare  fondo all’ancora in una baia affollata che pianificando l’eventuale trasferimento notturno a Chiaia di Luna o a Cala Feola.

A seguire arriviamo a Cala d’Inferno. La roccia delle falesie assume il colore bianco e il crema. In questo punto l’isola si restringe in un istmo largo appena duecento metri, dall’altra parte è Cala Feola e le Piscine Naturali. I geologi hanno sentenziato che in poche migliaia di anni l’erosione farà cedere l’istmo e dividerà l’isola in due.

Oltre il Faraglione del Parroco si apre la Cala del Core, detta così per una macchia nella parete di roccia bianca a forma di cuore sanguinante. Lungo la falesia a strapiombo sul mare è visibile in più punti il tracciato dell’antico acquedotto romano che l’erosione eolica nei secoli ha portato alla luce. Il fondale di sabbia chiarissima ne fa una delle baie più belle nei colori.

Nella rotta verso il porto di Ponza passiamo sotto al fortino del Frontone, costruito dagli inglesi insieme ad altre istallazioni militari durante l’occupazione delle isole di contrasto all’invasione delle truppe napoleoniche del Regno delle due Sicilie. A destra si apre la bella baia del Frontone con la splendida spiaggia ed unico sfogo a mare oltre a Cala Feola per chi visita le isole senza una barca. A terra svariati ristorantini tipici: da Enzo al Frontone è il più “glamour”, con toni tropicali, Da Rita sulla splendida spiaggia e da Gerardo, salendo un po di scalini, con specialità di cucina contadina isolana e annesso museo etnico. La Rada del Frontone, in estate, diventa il vero porto turistico dell’isola; in pochi minuti di gommone si arriva in paese per fare rifornimenti o per cenare al ristorante. In funzione anche un servizio di “Taxiboat” fino a notte inoltrata.

Arriviamo al porto: in estate è spesso inavvicinabile per il traffico intenso e al tardo pomeriggio si alza il mare mosso per le onde causate dai motoscafi. Diamo qualche consiglio per usufruirne al meglio: evitare le ore di punta, prenotare per tempo il posto in banchina o ai pontili galleggianti, dovendo fare rifornimento di carburante o acqua, considerare che l’orario migliore è tarda mattinata o primo pomeriggio. Inoltre informarsi presso la Capitaneria di Porto dove è possibile parcheggiare il tender, soprattutto in tempi  di “pandemia”. Per l’ormeggio alla Banchina Pubblica è  necessario attendere l’arrivo dell’ultimo aliscafo da Formia, nel tardo pomeriggio. Consiglio di provare a contattare gli ormeggiatori per verificare la disponibilità, e una volta accertata, va richiesta l’autorizzazione via radio alla Capitaneria e attendere sempre via radio il proprio turno per l’ormeggio. La  raccolta differenziata della spazzatura si trova dietro al lanternino borbonico della banchina pubblica, In fondo al piazzale dei traghetti e nei pressi del depuratore in località Giancos.

Il paese di Ponza è un’opera d’arte e una visita per le sue viuzze vi richiederà più escursioni. Troverete le vie dello “shopping”, molti ristoranti di pesce, molti localini con musica e giovani. Il punto focale del centro storico è il bar “Tripoli“, in piazzetta, e le ore di punta dello “struscio” sono l’aperitivo e il dopo cena.

Per i più arditi consiglio una visita alle frazioni in quota del paese e una passeggiata fino alla sommità del Monte Guardia, seguendo il tracciato dell’antica mulattiera. Nelle giornate con buona visibilità si riesce a vedere fino al Vesuvio con Capri, Ischia e ProcidaVentotene. Con la foschia rimane il tortuoso profilo dell’isola, comunque valido e il tramonto dietro Palmarola. Presso la libreria “Il Brigantino“, sul corso, è in vendita un libretto fumettato “A piedi per Ponza”  che elenca alcuni percorsi e vi aiuterà a trovare luoghi interessanti.

 

Palmarola è stata definita dagli isolani “il luogo dove non si loda e non si bestemmia Iddio”.    Il detto va riferito ai coloni che tentarono di terrazzare a coltivazione i fianchi scoscesi delle aspre colline. Ma fino alla metà del secolo scorso alcune famiglie riuscirono a trovare sostentamento seppure a fatica. La bellezza del posto è indiscutibile; Déodat de Dolomieu sostenne nei suoi scritti che le isole lo avevano impressionato per l’estrema varietà mineralogica delle loro rocce, Palmarola su tutte. Anche qui come a Ponza le rocce variano cromaticamente in tutti i colori e anche quest’isola segue la stessa storia della sorella maggiore.

Arrivando dal faro della Guardia di Ponza si arriva a Cala Brigantina, così chiamata per lo stazionamento nei secoli scorsi di un vascello da guerra a difesa dai pirati. La cala è sovrastata da una falesia verticale bianca di duecentocinquanta metri che non invidia quella di Chiaia di Luna. Anche qui la luce lunare crea l’effetto “cinema”. La baia è riparata dai venti occidentali e anche dal levante, spesso fastidioso, grazie al ridosso creato dallo scoglio Suvace che funge letteralmente da “molo” per la parte più interna della baia.

Palmarola – Scoglio Suvace

Con attenzione è possibile inerpicarsi lungo il sentiero che sale accanto alla falesia a strapiombo sul mare; il sentiero parte da una casa scavata nella roccia visibile quando si arriva da Ponza. Prevedete il rientro con la luce perché il sentiero, in discesa, è impervio e sdrucciolevole. In cima oltre al panorama unico, alcune casette diroccate dei coloni, un bosco e, per chi non soffre di vertigini, la vista sui pochi resti del Monastero Benedettino a picco sullo strapiombo. Il monastero è quasi completamente eroso dal vento ma la vista è impressionante. Attenzione! la roccia è molto friabile.

Tornati giù a Cala Brigantina, con il tender, sono imperdibili le escursioni dietro al Suvace e ai Faraglioni diMezzogiorno“, all’estremo sud dell’isola. Il faraglione più grande alto quasi 200 metri ha una pianta a ferro di cavallo con un fiordo fiancheggiato da pareti verticali che sfocia in un grottone che lo passa da parte a parte sbucando dal lato opposto all’ingresso. Sul pelo dell’acqua si aprono varie grotticelle percorribili con la maschera da chi non soffre di claustrofobia. Il versante occidentale di Palmarola presenta spiagge e spiaggette con faraglioni vari traforati dall’erosione, ogni punto è buono per una sosta, anche qui non mancano i pericoli sommersi.

L’ingresso della baia del Porto è dominato dal Faraglione di San Silverio che merita una arrampicata fino al piccolo santuario. La baia è orlata da una spiaggia magnifica, qua e la si intravedono alcune ville e nei pressi della spiaggia opera un ristorante stagionale. Durante il giorno la cala è spesso ingombra di barche ma  al tramonto diventa un paradiso e lo spettacolo di colori è indimenticabile. A sinistra guardando la spiaggia si nota una parete di roccia nera; si tratta di ossidiana, la pietra lavica da cui l’uomo preistorico ricavava lame affilatissime, estratta in epoca neolitica dai primi “Sapiens” che si avventurarono per mare. L’ossidiana di Palmarola è stata rinvenuta in un sito archeologico risalente al tardo Pleistocene vicino a Senigallia. Resti di un villaggio neolitico sono stati rinvenuti sulla sommità di Monte Guarniere, la cima più alta dell’isola.

Fuori dal “porto”, in realtà una baia aperta a ponente, altri faraglioni con grotte e fondali dai mille colori per chi vuole fare snorkeling. Durante il periodo del confino politico, l forzati hanno costruito un sentiero, ora molto accidentato, per raggiungere l’altra parte dell’isola. Con un pò di attenzione è ancora percorribile seguendo il sentiero che passa per le case grotta che si vedono dietro alla parte centrale della spiaggia. Oggi le case grotta si possono affittare per qualche giorno e sono indicate per il tipo di vacanza “fuga totale” dal logorio della vita moderna, fuori dal mondo e senza connessione telefonica. Ma volendo è disponibile il “Cinar“!      (questa l’ho capita solo io..)

Proseguiamo il periplo dell’isola e costeggiando incontriamo altre spiaggette di sassi multicolore sovrastati da pareti a strapiombo di riolite, e infine arriviamo alla punta estrema per entrare nella spettacolare Baia delle Cattedrali. Così chiamata perché le rocce effusive assumono una forma prismatica nel senso verticale richiamando alla mente le strutture delle cattedrali gotiche e le pipe dei loro organi; qua e la si aprono grotte a mò di navate minori percorribili a nuoto. Il fondale scende rapidamente e i colori dei fondali virano sul blu Scozia. Il posto è unico! Con il gommone segnalo il passaggio del Faraglione di Tramontana, sempre in “stile gotico“.

Girata punta Tramontana lo scenario cambia e i colori tendono al giallo nelle rocce e al turchese dei fondali presso la bellissima spiaggia dei Vricci e dello Scoglio Spermaturo, dalla chiara forma “fallica”. Tutto il lato orientale dell’isola ha il fondale di sabbia buona tenitrice che tanto tranquillizza il navigante, ma qua e là si incontrano scogli coperti da poca acqua, pericolosi per la navigazione; meglio prevedere l’arrivo  con la luce del giorno per dare ancora. Con il rilevamento al traverso della “Forcìna“, una guglia gigantesca all’incirca a metà  dell’isola, ancorare su 6/8 metri di fondo. E’ possibile, con una ispezione dei fondali, avvicinarsi di più, sempre tenendo presente l’eventualità del “levante” notturno. Attenzione! a 400 metri dalla punta sud est di Palmarola, in direzione del Faro della Guardia c’è la secca degli Zirri, coperta da soli 30 centimetri d’acqua; questo banco roccioso è sulle rotte più trafficate e non ha segnalamenti. Nonostante sia indicato sulle carte nautiche ogni estate miete le sue vittime, generalmente motoscafi; per prudenza girare sempre al largo, soprattutto di notte.

 

Zannone è l’isola minore del gruppo e fa parte del Parco Nazionale del Circeo. E’ di forma più o meno circolare pertanto quasi priva di ridosso, è quindi visitabile in giornate con poco vento. I suoi fondali, bellissimi, sono meno disturbati dal traffico vacanziero quindi un escursione con maschera e pinne può dare soddisfazione; sul lato di levante dell’isola c’è una bella spiaggia mentre sul lato occidentale, presso lo sbarcatoio del faro, parte un sentiero che porta in cima al Monte Pellegrino. L’escursione è magnifica e attraversa un bosco di faggi fino ad arrivare alla cresta dove sono situati i resti del Monastero Benedettino, il meglio conservato nelle isole Ponziane. Proseguendo verso la cima del monte si incontrano piante di corbezzolo, gelso e ginestre, e in generale la flora originaria delle isole, purtroppo disboscate per fare coltivazioni e legna da ardere nei lunghi e umidi inverni. Zannone è protetta anche perché luogo di passo di tante specie migratorie. Alcune decine di anni fa è stata introdotta una colonia di “mufloni“, una specie di piccoli arieti, che si sono adattati bene a questo territorio ed oggi sono piuttosto diffusi; attenzione alle femmine con i cuccioli, caricano!

Mentre il resto dell’arcipelago ha una storia geologica recente, comunque di tipo effusivo, Zannone e il Monte Circeo sono tra i pochi territori dove ancora emerge l’antichissima “Tirrenide“, il continente sprofondato in mare milioni di anni fa. Le rocce granitiche che lo distinguono sono le stesse del sistema geologico “Sardocòrso“.

Lungo la rotta che porta da Zannone e l’isola di Gavi, il fondale presenta una dorsale che emerge in tre punti, Scoglio Rosso, Scoglio Piatto e le Scoglietelle; questa è l’area migliore per la pesca a traina. Nel caso si voglia praticare la pesca subacquea, raccomandiamo l’uso del pallone di segnalazione per il passaggio dei molti motoscafi.

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