Crociera nel Dodecaneso

da | Mar 10, 2021 | Grecia Egeo Dodecaneso, Racconti di mare | 0 commenti

di Checco Tornielli –

1 – L’arrivo a Kos – Pserimos

Sperando che gli aerei diretti dall’Italia all’isola di Kos siano confermati (in alternativa scali più o meno lunghi ad Atene), l’esperienza di crociera nel Dodecaneso è fra le più appaganti che un velista/crocierista possa vivere. Storia, bellezze naturali, enogastronomia di rilievo a prezzi molto competitivi, tanti porti attrezzati a costi irrisori se paragonati all’Italia, innumerevoli ridossi dal “famigerato” Meltemi.

Estate 2020, ci viene confermata una settimana prima della partenza la possibilità, ormai insperata, di usufruire della prenotazione effettuata con caparra in febbraio (ante Lockdown), di un catamarano Lagoon 38, . Ci avevano addirittura proposto un Vaucer per la stagione successiva stante l’impossibilità di arrivare in Grecia a causa del Covid. Arrivati a Kos Marina il primo pomeriggio di un sabato d’agosto, sbrighiamo le pratiche e ci sistemiamo a bordo in 9, io “Capitano” in dinette.

 

Itinerario agosto 2020

La barca è vecchiotta ma, da pratico, osservo la cura e la manutenzione cui è stata sottoposta: fuoribordo nuovo, cime d’ormeggio nuove, le vele vanno su e giù con facilità estrema, bagni e cucina puliti come sale operatorie. Non entro nei particolari di motore ed impianti ma Silvia, la mia agente di riferimento, mi aveva rassicurato sull’armatore e sulla sua affidabilità. Cena in ristorantino tipico nella città vecchia (13,00 € con vino) e tutti a ninna che all’alba si salpa.

La mattina presto il vento dominante cala sempre un bel po’ e ci dirigiamo verso Pserimos, la più vicina tra le isole. Il suo versante orientale è deserto; un’ampia baia con splendida spiaggetta sul fondo (fig.1) ci invita e alle 7.00 diamo fondo su 2 metri d’acqua turchese. i materassini sono già in acqua e i ragazzi vogano verso la spiaggia, a breve anche le mamme. I maschi preparano le lenze e il gommone, si va a traina finché il sole è basso.

Non c’è nessuna barca con noi e l’unico segnale antropico è un impianto di pescicoltura ad un chilometro. Tra qualche ora ci raggiungeranno altri due catamarani di amici “ricchi” con le barche più grandi e più nuove, ma noi siamo in grazia di Dio con il nostro 38 piedi, 4 cabine comodissime e 2 bagni elettrici perfettamente efficienti, ampia cucina e prendisole per tutti. Il catamarano è una villa sul mare e i suoi spazi sono inconsueti per chi è abituato ai monoscafo.

Fig. 1 Pserimos baia sudest

Nel pomeriggio la situazione si anima, arrivano i nostri amici e decidiamo grande cena a bordo. Nel frattempo abbiamo pescato un po’ di ricciolette e lampughe. I ragazzi ceneranno sulla nostra barca e i “veci” a bordo dell’ammiraglia Lagoon 52. Spaghetti al sugo di ricciola e lampuga all’acqua pazza.

Alle 23 fulmini e saette e nel giro di pochi minuti le luci della costa turca svaniscono nella pioggia scrosciante. E’ buio pesto. Prudentemente mi ero ancorato più al largo per la notte, e infatti il vento gira a levante, intenso. Attimi di apprensione, raggiungo con il tender la barca nostra e mi preparo per la fuga; trovo che in barca i ragazzi non hanno fatto una piega e continuano a giocare a tresette. La barca è pronta a muovere ma, come è arrivato, il temporale si dissolve e va a scaricarsi su Kos, ricompaiono le luci della costa turca e una bella luna calante rischiara la baia ormai tranquilla, il vento a girato a NW. Buonanotte!

2 – in viaggio verso nord

Alba del secondo giorno, si parte per NW, verso Kalimnoos e Leros, vento poco ma in faccia…randa e motore a risalire il più possibile prima che il Meltemi aumenti, come fa di solito nel pomeriggio. In ogni modo, costeggiando Kalimnos e poi Leros, ogni 3 o 4 miglia abbiamo bei ridossi lungo la rotta (fig.2-3-4). La situazione è gestibile nonostante il vento sia aumentato, decidiamo di forzare un poco ed arrivare a Leros, golfo di Panteli, delizioso borgo peschereccio, sovrastato dall’immancabile fortezza dei Cavalieri di Rodi e dalla “chora” o città vecchia. Aperitivo sotto le mura del castello e classica cena greca a base di capretto.

La mattina dopo bella veleggiata a guadagnare latitudine, costeggiando Leros fino alla baia di Archangelos (fig.5), ridosso naturale da tutti i venti. Ormai siamo tre barche piene di romani (circa 30 persone), timidamente scendo a terra dove vedo un delizioso ristorantino con terrazza sulle rocce per chiedere se c’è posto per “trenta”. La risposta entusiasta è “paracalò! entaxei!” Tavolo per i ragazzi, tavolo per i “veci”, 10 fiale di vino e passa pure questa serata (16.00€); ho capito che sarà una “gastrocrociera”.

Fig. 2 Kalimnos – Porto Vathis
Fig. 3 Kalimnos – Skyate
Fig. 4 Leros – Panteli

A me piace svegliarmi presto la mattina in barca, alle prime luci, anche perché in dinette fa giorno prima. Di solito all’alba non c’è quasi vento e la natura appare indisturbata. Prendo il gommone e parto piano piano senza meta precisa, costeggio. Poche centinaia di metri e si apre una seconda baia deserta, con spiaggetta sabbiosa anch’essa deserta e casupola diroccata con immancabile bandierone ellenico nuovo di pacca (siamo in isole a ridosso della costa turca e ci tengono all’identità). Spiaggio il tender, non c’è nemmeno un pò di risacca e mi inerpico con le scarpe da scoglio di Decatlon verso la casupola. Un albero di fichi è cresciuto dentro ed è carico di frutti. Torno al gommone e prendo il bugliolo (secchio)…pieno. A parte alcuni cocci di vetro a terra intorno è pulito. salgo su per la collina per vedere il mare dall’altra parte, lentischi selvatici, mirto, cardi e aglio selvatico che raccolgo. in cima al colle traguardo il mare oltre, vedo Lipsi dritta davanti a circa 5 miglia, a sinistra la frastagliata Patmos, capitale della cultura cristiana di rito greco ortodosso, a destra, più lontana, Agatonissi.

Fig. 5 – Leros – Archangelos

Contemplando Il tempo vola!…vedo gli altri equipaggi che già si sono mossi per Lipsi e scendo velocemente al gommone; arrivo a bordo e vengo “cazziato” poiché gli altri sono già salpati, ma sono abbastanza convincente con il secchio pieno di fichi e sponsorizzo la spiaggetta con successo, le 5 miglia che ci separano dal branco si faranno nel pomeriggio. Siamo in pieno nel “mood” della barca. A pranzo produco mezze maniche con friggitelli grechi e aglio selvatico, molto più delicato di quello commerciale, soffritto in olio extravergine, e vino bianco, un’acciuga sottolio, peperoncino q.b..

Dopo pranzo e caffè veleggiamo di bolina verso Lipsi e, dopo pochi bordi raggiungiamo il resto della flotta a Makronisi (fig.6), gruppo di scogli poco distante dal porticciolo di Lisso come veniva chiamata Lipsi durante il governatorato italiano del Dodecaneso. Fondali importanti quasi fin sotto le rocce a strapiombo, grotte e grottelle passanti da fare snorkeling e piscine naturali, buon ridosso ma non ci passerei la notte….bellissimo!

Fig. 6 – Lipsi – Makronisi

3 – Lipsi, Arki e Agatonissi

La baia dove sorge il paese di Lipsi è un classico budello riparato da tutti i quadranti, come spesso capita nelle le isole greche (fig.7). Quasi che il buon Dio abbia voluto donare ai marinai greci dei sicuri ripari dal “monsone” del Mediterraneo Orientale: il “Meltemi”. Esso spira più o meno ininterrottamente nei mesi estivi da NW/N/NE a seconda di dove ci si trovi nel mar Egeo; può raggiungere intensità di burrasca forte, ogni tanto buca e si spegne, ma di rado.

Lipsi, dicevo, ha un porticciolo ben organizzato e arrivando per tempo è possibile trovare posto in banchina; non si può prenotare. E’ necessario dare fondo all’ancora, lasciandosi guidare dagli ormeggiatori per calare ben sopravvento e filare tanta catena. A terra acqua, Energia elettrica e una notte costa 13 € con il catamarano. il paese è molto carino con ottime taverne e negozietti alla moda. Pieno di italiani. Si sono comprati casa e con un gommone in pochi minuti hai dei posti magnifici. Per i giovani una più che discreta vita notturna.

il gruppo di isole intorno a Lipsi consente innumerevoli ancoraggi sempre belli e non si fatica a trovare baie poco affollate (fig. 8-9).

Fig. 7 – Lipsi – Porto
Fig. 8 – Lipsi – Baie sud
Fig. 9 – Lipsi – Aspronisi

Poche miglia più a nord l’isola di Arki (fig.10-11-12), micro paesino delizioso con solite piccole taverne a buon mercato dove si trova sempre pesce fresco, polpi e insalata greca. Ma sono tante le specialità di una cucina con derivazioni turche, giudaiche e levantine. Il mare ovunque è uno spettacolo.

Fig. 10 – Arki – baia di Tiganakia
Fig. 11- Arki – Nisis Marathos
Fig. 12 – Arki – Porticciolo

Un paio di giorni a gironzolare e quindi rotta su Agatonissi, la più settentrionale dell’arcipelago. A nord vediamo Samos, Fourni e Ikaria, le Sporadi meridionali e davanti a noi l’asia minore. Bel traversone con vele ridotte (30 kts da NNW) e dopo 11 miglia siamo a ridosso dell’isola. Due fiordi si aprono sulla costa meridionale (fig. 13-14), uno occupa il porticciolo, balneabile, molto grazioso e due baie ben coperte con spiaggetta. Il fiordo più orientale ospita due cale splendide, acqua smeraldo e solo una vela britannica con una coppia di anziani molto cortesi. La nostra flottiglia è numerosa e rumorosa, dotata di materassini, frisbee e sup; mi scuso “in inglese”. Mi rispondono che erano un po annoiati per la troppa calma e che eravamo un bel diversivo da osservare. Li invitiamo a pranzo sull’ammiraglia.

Il tardo pomeriggio ci mettiamo in banchina nel porticciolo, a terra solo fontanella per il pieno d’acqua ma un baretto per aperitivo a 5 metri dalla passerella. Al tramonto mi inerpico verso la “micro chora” e il santuario di San Pantaleone. Ottima visibilità e colori impressionisti. Immancabile cena in taverna a base di grossi “barbouni”, come qui vengono chiamate le triglie e formaggio fritto con miele, noci e cannella, tanto vino. Faccio notare che è più conveniente cenare in taverna che a bordo, la barca si mantiene più in ordine.

Fig. 13 – Agatonissi – baia sud est
Fig. 14 Agatonissi – baie sud ovest
Fig. 15 – porticciolo

Al ritorno verso Lipsi per cambio equipaggio dei nostri amici pianifichiamo la visita a Patmos, una delle capitali morali della cultura greco-bizantina.

 

4 – Patmos

L’isola merita un paragrafo a se, oltre le sue bellezze naturali ci troviamo infatti in un territorio reso sacro e mistico dalla “leggenda” che vuole San Giovanni Apostolo scrivere qui il libro dell’Apocalisse, durante l’esilio impostogli dall’imperatore Domiziano. San Giovanni fu il più giovane e longevo degli apostoli di Gesù e visse ben 104 anni; il suo Vangelo, il quarto, è l’unico libro profetico del Nuovo Testamento.

Il libro dell’Apocalisse, per la Chiesa di rito Bizantino e la Chiesa Cattolica, é la rivelazione di Gesù Cristo come Egli è, quale Re vittorioso sulla morte, sul male e su Satana. E’ stato scritto nel 95 A.D. nella grotta del suo esilio e descrive in modo dettagliato gli eventi futuri dell’umanità secondo i piani di Dio. E’ considerato anche l’ultimo libro della Bibbia. I monaci, hanno reso nel tempo  onore al Santo edificando un imponente monastero fortificato a protezione della preziosissima Biblioteca Sacra e conservando la tradizione della grotta dell’Apocalisse” dove il Santo scrisse i ventidue capitoli del libro dell’Apocalisse. La visita al monastero/castello e alla grotta mi hanno molto coinvolto emotivamente anche non essendo io Cattolico praticante e lo consiglio vivamente. La sua valenza  storica va considerata nel contesto delle invasioni barbariche nell’occidente romano, della coraggiosa preservazione e della trasmissione ai posteri della tradizione Sacra e classica da parte del monachesimo insulare di Patmos. 

Dopo questo breve “escursus” su San Giovanni, i monaci e l’Apocalisse, in tempi di “pandemia”, torniamo agli aspetti nautici e turistici dell’isola. Patmos é una falce in mezzo al mare originata da tre vulcani uniti da sottili istmi; in corrispondenza di quello centrale è il porto di Skala. L’isola di solito è meta di grandi navi da crociera e di pellegrinaggi, può quindi capitare di trovare congestionato il suo porto  e le strade che portano alla città vecchia e al castello/monastero. La città vecchia è molto interessante; ha subito interventi bizantini e veneziani e, dopo la caduta di Costantinopoli per mano dei turchi nel 1453, è stata esilio per le famiglie patrizie della nuova Roma in fuga con i loro tesori. L’architettura dei quartieri della città è quindi molto sofisticata e impreziosita da decorazioni uniche nel contesto insulare greco. La forma dell’isola consente molti ridossi al vento e al mare, belle spiagge ora solitarie ora con discoteca sul bagnasciuga. E’ un isola che merita una sosta prolungata.

Noi ci siamo ancorati con soddisfazione vicino cala Grikou, dove c’è un isolotto a forma di vulcanetto (è un vulcanetto) che si chiama Tragos, spiaggia lato sud. Accanto al fiordo del porto la baietta di Kyma consente un bell’ancoraggio solitario a pochi minuti di gommone dal porto nel caso non si trovi posto. Nel nord del golfo la bella e tranquilla spiaggia di Livadi con ancoraggio dietro all’isolotto di San Giorgio, attenzione ad alcuni scogli coperti da un metro d’acqua ben visibili con una vedetta a prua. Le altre spiagge sono più movimentate. In caso di poco vento da nord ovest (raro) sono molto piacevoli e poco frequentate le baie con splendide spiagge sul versante ovest dell’isola.

5 – Rotta verso sud

La nostra crociera prosegue e con le tappe che abbiamo programmato ci avviciniamo alla base di Kos. Con il vento a favore la navigazione a vela è molto piacevole e costeggiamo di nuovo Leros nel suo versante occidentale, destinazione Porto Lakki. 

Porto Lago durante il governatorato italiano del Dodecaneso era una base per idrovolanti della Regia Marina e il suo nome deriva dal tributo verso il Governatore dell’epoca, “Mario Lago“. Persona illuminata e democratica, governò per 14 anni le isole durante quello che è considerato il loro periodo d’oro. Promosse la riforma del catasto e distribuì la terra ai contadini, fece convivere in armonia le molte etnie che abitavano le isole: turchi, greci, armeni levantini e italiani. Rispettò le diverse confessioni religiose e portò a termine gli scavi archeologici impostati da Amedeo Maiuri a Rodi e a Kalimnos, il restauro e il consolidamento del castello e della città fortificata dai Cavalieri di Rodi nonché la costruzione di edifici ed opere pubbliche. In particolare la cittadina di Porto Lago, realizzata in pochi anni nello stile “razionalista” tipico del ventennio fascista e che porta il suo nome. La realizzazione di Porto Lago fu progettata da giovani architetti italiani inviati nelle varie colonie del Regno interpretando arditamente lo stile tipico razionalista e, oggi, dopo decenni di sostanziale incuria, lo stato greco ha ristrutturato con un bel lavoro di recupero che da al luogo una particolarità ed un certo fascino. Nella grande baia che era servita da pista di decollo e atterraggio degli idrovolanti italiani sono sorte due belle Marine efficienti per il diporto nautico La sosta  è piacevole e la possibilità di lasciare la barca in sicurezza consente di effettuare una visita all’interno della splendida isola con auto o scooter a noleggio. 

Porto Lago – il cinema

 

La rotta procede verso la costa occidentale di Kalimnos e verso l’ancoraggio di Emborios.  Dietro all’isolotto di Kalavros vi sono due baie ben riparate, una solitaria e deserta con bella spiaggia sul fondo, l’altra con un piccolo borgo e due taverne sulla spiaggia; si può ormeggiare alle boe dei ristoranti con servizio di “Taxiboat” e gustare pesce sempre freschissimo.

Proseguendo verso sud merita una sosta l’isola di Telendhos e la sua baietta  con un delizioso villaggio; la forma dell’isola ha un aspetto preistorico e fino al XV secolo era unita a Kalimnos da un ponte naturale poi sommerso durante un violento terremoto.

Di nuovo in navigazione, la prossima sosta la faremo ad Isola Nera, isolotto a sud ovest di Kalimnos lungo la rotta varso Kos. Sul lato meridionale si apre un golfetto con un frangiflutti che ripara l’approdo. A terra alcune casette di pescatori e con una breve passeggiata si arriva ad una chiesetta/santuario. Il posto è delizioso e invita a passare la notte. I pescatori ci hanno regalato un pò di pesce invitandoci a rimanere, con la raccomandazione di non accostare troppo alla banchina a causa del passaggio, nel canale che separa Nera da Kos, di grandi navi a tutta velocità che alzano una notevole onda e il conseguente rischio di sbattere con violenza la barca contro il moletto.

Il giorno dopo navighiamo verso Nisiros, imponente vulcano che avvistiamo appena doppiato il capo orientale di Kos. Prima sosta all’isola di Gyali, ciò che rimane di un’antica caldera vulcanica. E’ bellissima anche se deturpata da una miniera di pomice che ne ha tagliato una grossa fetta. L’ampia baia ospitata dall’antico cratere è ben protetta ed è orlata da una splendida spiaggia dorata. Sul lato nord est l’isolotto di sant’Antonio, con un’altra splendida spiaggia. Attenzione alle secche rocciose che separano l’isolotto da Gyali.

Palon, il porticciolo di Nisiros, dista tre miglia e nel pomeriggio ripariamo all’ormeggio. Un escursione al vulcano è d’obbligo e noleggiamo tre auto. Prima una passeggiata dentro al cratere, impressionante, ancora attivo e pieno di fumarole, poi a vedere il tramonto nel commovente e candido borgo di Nikia. Costruito sull’orlo del cratere a strapiombo, le sue terrazze offrono uno scenario mozzafiato sulla montagna ferita da lontane immani esplosioni; oltre, verso un tramonto memorabile, si intravedono le tante isole che costellano il mare Egeo.

 

A cena mettiamo le gambe sotto al tavolo in un altro villaggio di montagna, “Emporios“.           Il paesino era abbandonato fino a pochi anni fà, a causa di un devastante terremoto negli anni 50. Oggi è in via di recupero e nelle sue stradine, nelle sue case semidiroccate operano tre taverne con tavolini ovunque a lume di candela. L’atmosfera è calda e allegra, il cibo super….Nisiros è piena di fascino!

Purtroppo tocca tornare alla base e al mattino di buon ora si parte verso Kos Marina. Vento teso in faccia e, man mano che Kos si avvicina, la sua alta montagna ci spara addosso raffiche fino a !sessantacinque! nodi. Avanziamo con fatica a due nodi e mezzo su un mare corto e ripido, nonostante ci separino dalla costa solo poche miglia. Girato il capo occidentale il vento torna “normale” e al tramonto siamo in porto con le orecchie che ci fischieranno per i giorni a venire. 

La prossima estate si replica, c’è ancora tanto da vedere!

 

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