Crociera alle Cicladi

da | Mar 21, 2021 | Grecia Egeo Cicladi, Racconti di mare | 0 commenti

di Checco Tornielli –

Partenza in undici da AteneAlimos Marina, la principale base per charter a vela in Grecia con un catamarano Lagoon 42 ore 17 e arrivo a capo Sounion al tramonto. Il capo si protende verso l’Egeo e in cima al promontorio domina lo splendido Tempio di Poseidone, una corsa fino in cima per ammirare uno dei più bei tramonti della Grecia. La rada di Capo Sounion è ben ridossata ma è bene mantenersi larghi da rocce e le altre barche ancorate perché è soggetta a sbalzi di vento.

La mattina presto partiamo verso sud, isola di Kithnos, l’antica Thermia. E’ un’isola splendida, con una costa molto frastagliata da piccole insenature con immancabile spiaggetta solitaria. Dal nome si evince la sua natura vulcanica e difatti segnalo un particolare che doveva rimanere segreto ma che non riesco a tacere: sul versante nordovest dell’isola c’è una spiaggia bellissima, in un golfo molto riparato anch’esso bellissimo…..con una pozza di acqua sulfurea calda sul bagnasciuga, dove mettersi la sera a contemplar le stelle, grazie alla mancanza di inquinamento luminoso. Personalmente ho raggiunto il “Nirvana“, anche perché a parte noi, erano ancorate solo altre due barche. Non volevo andare più via.

Invece il giorno dopo siamo ripartiti verso sud con il vento in poppa, il “Meltemi“, che a scendere ti fa volare ma che al ritorno ci troveremo in faccia…ma ci penseremo a tempo debito. lungo la rotta c’è l’imbarazzo della scelta, a destra Serifos e a manca Sifnos, decidiamo per la più vicina, tanto sono tutte belle. Infatti, dopo una bella giornata a vela e bagno in cala, ormeggiamo a murata in un porticciolo in fondo al profondo golfo di Serifos. Cenetta greca su alla chora con splendido panorama al tramonto.

Il giro che ci siamo programmati è piuttosto lungo quindi al mattino, di buon ora, veleggiamo verso Milos, enorme vulcano tipo Santorini. Prima però una sosta a Kimolos lungo la rotta. Baia stupenda quindi si pernotta qui, anche perché sulla riva notiamo la solita taverna deliziosa con lumini a petrolio sulla spiaggia. Cernia allo spiedo e polpo alla brace…siamo all’ingrasso. Il vento aumenta il giorno dopo e il meteo dice 35 nodi di Meltemi, quindi ripariamo nell’ampia baia di Paleokastro (Castelvecchio?) che occupa l’antico cratere vulcanico. Ridosso totale e con la barca ben ormeggiata decidiamo di prendere in affitto due automobili per visitare l’isola, famosa per la Venere qui ritrovata alla fine del 1800. Molto carina la Chora di Plaka, il castello veneziano, quindi prendiamo la strada per la costa sud dell’isola. Belle spiagge e bei bagni, ed in effetti il vento spinge forte. Noi stiamo benissimo. Rimaniamo due giorni, poi via verso nuove avventure, con vento ancora sostenuto.

Sosta con bagno a Poliagos, deserta, bellissima, poi forziamo per arrivare fino ad Ios dove arriviamo che è ormai buio. Le indicazioni del portolano  aiutano e con il GPS imbocchiamo facilmente nel vivace porto. L’isola pullula di giovani nord europei (genere saccopelista). Per noi si tratta di sosta tattica, la nostra meta sono le “Piccole Cicladi“, Gruppo di isolette sotto la più grande  Naxos e da questa ridossate dal Meltemi.

Il giorno dopo, all’alba, usciamo dal porto e, doppiato il capo settentrionale di Ios, si palesano finalmente le “PIccole Cicladi”: Iraklia, Skinoussa e Koufonissia. Le ho gia visitate da terra anni fa e so che tutta la strada fatta vale la pena. La prima sosta su Iraklia , baia di Alimià. Ci procuriamo i ricci sufficienti per uno spaghetto, chi va sulla bella spiaggia, chi in immersione al centro della baia. Infatti lì è segnalato il relitto di un aereo italiano della seconda guerra mondiale (un Breda Ba.65) in sei metri di fondo. Il pilota fu costretto ad ammarare e si salvò.

Passiamo la notte nel porticciolo di Skinoussa, altro “budello” riparatissimo dai venti. E’ in corso la Festa Padronale, offerta da un ricco armatore greco originario di questa piccola isola. Pesce fritto per tutti e capretto in umido, tanto vino e Sirtaki fino all’alba….io reggo fino alle due, poi mi corico con i tappi. Il giorno dopo parto mentre tutti ancora dormono e dopo poche miglia do ancora e preparo la colazione, e al profumo del caffè, dalle tane escono i reduci dei bagordi della sera prima. Siamo a Epano koufonisia, isola di calcare chiaro su un bel sabbione turchese….Happiness!

Parto in esplorazione col materassino, la roccia è stratificata, sembra tagliata a fette, qua e là si aprono grottoni dove passo dentro e i colori sono incredibili. Il fondo è di sabbia chiara, il vento quasi assente. Prendo un bagno di sole e mi addormento sul materassino. WOW!    Due settimane passano in fretta e dobbiamo elaborare un piano di rientro ad Atene. In tre giorni abbiamo goduto di queste splendide isolette meno battute dal turismo di massa, tanti ancoraggi solitari in contesti caraibici.

Il “planning” prevede una prima sosta ad Antiparos, poi vogliamo tornare a Kithnos a fare le terme prima della ultime 40 miglia fino alla base. La navigazione è impegnativa, una bolina larga con vento forte e onde che rompono in coperta. io e Enrico al timone siamo zuppi, gli altri imbottiti di “Xamamina” dormono o tengono “botta”. Finalmente risaliamo una baia tra Paros e Antiparos e il mare è piatto. Diamo fondo su 3 metri di sabbia con ventone a 40 nodi, 60 metri di catena e le altre barche sono ancorate ben lontane. Si organizza una bella “amatriciana”, arrosticini di pecora in padella e immancabile insalata greca. Morale alto.

Dopo cena, due chiacchiere, un tresette e tutti a ninna. Fuori però il vento continua a fischiare, metto la sveglia a cadenza oraria e ogni tanto esco a controllare, e faccio bene. Alle tre di notte mi accorgo cha abbiamo arato con l’ancora e siamo scaduti rapidamente e inaspettatamente verso un altro catamarano britannico da cui distiamo appena una quindicina di metri. Accendiamo il motore pronti a muovere per scostarci ma, il motorino del salpa ancora ci molla. Prendo la decisione di tenere la situazione sotto controllo fino alle prime luci dell’alba, motore acceso per ogni evenienza. Tirare su un ancora a mano con vento forte richiede perizia e, per evitare incidenti meglio la luce che il buio pesto. Nel frattempo si è svegliato anche il britannico e mi urla cose incomprensibili a causa del vento. Tento di spiegarmi ma non vengo capito; “never mind”, io non metto a rischio la salute del mio equipaggio e la barca sembra non arare più. Siamo però molto vicini. Albeggia, chiamo tutti in coperta e distribuisco i compiti: io darò motore mantenendo la prua al vento e come si allenta la tensione sulla catena dell’ancora gli altri recuperano mentre i ragazzi si occupano di disporre la catena recuperata nel suo pozzetto. Nonostante le belle raffiche l’operazione riesce e anche l’inglese si scusa perché non aveva capito la nostra situazione. Ancora a bordo, ci accorgiamo che è tutta storta, e capisco il motivo della sua scarsa tenuta in un fondale di soli tre metri. Ci tocca andare in porto a Paros per rimediare, con questo vento non si può stare senza verricello dell’ancora “storta”. Chiamo l’armatore e gli spiego il problema e lui mi prende appuntamento con l’elettricista nautico di Paros dove ci ormeggiamo intorno alle nove del mattino. Il tipo parla italiano e, esaminata la situazione, si porta l’ancora in officina e mi dice che alle 16, con il traghetto da Atene, arriva il motorino elettrico “nuovo”. Alle cinque del pomeriggio avevo ‘l’ancora raddrizzata al suo posto e il motorino del verricello che funzionava a dovere. Grandi marinai questi greci!

Il “selvaggio equipaggio” è in giro per l’isola con scooter a noleggio, e io per festeggiare ho prenotato per cena al ristorantino accanto al molo. Mussaka e capretto!

Alle prime luci Partiamo per Kithnos, 30 miglia con vento teso di bolina larga e altri schiaffoni. In sei faticose ore arriviamo di fronte alla mia pozza di acqua sulfurea. Fondo all’ancora e cima a poppa legata a uno scoglio. Ho la barca a dieci metri, un cielo blu terzo, equipaggio felice ed io raggiungo di nuovo il “Nirvana” dentro la pozza calda dove rimango fino al tramonto infuocato.

Il giorno dopo alle 17 dobbiamo essere ad “Alimos Marina“, anche se il vento continua a fischiare a 35 nodi. Abbiamo 25 miglia di mare aperto con vento al traverso e poi altre 15 a ridosso dell’Attica superato Capo Sounion. Qualcuno che non se la sente dopo gli schiaffoni dei giorni precedenti vorrebbe prendere il traghetto, poi declina sulla Xamamina.

In effetti le onde sono montagne, ma tenendosi un po più larghi è un mare “navigabile”, certo però che fischia con punte a 45 nodi! Mia moglie mi dice “mai più!”, mentre in cabina controlla costantemente la nostra posizione con l’app dello smartphone. Io dico che in effetti le onde sono alte, ma è più l’impressione dell’orizzonte che scompare dietro alle creste che altro. Io ed Enrico siamo praticamente asciutti perché il mare difficilmente frange in coperta. Per i meno esperti fa un pò paura. Man mano che avanziamo l’onda diminuisce e dopo un altro poco anche il vento. Il capo funge da “spartivento” e ad Atene arriviamo in bonaccia poco dopo il tramonto.

Stanchi ma felici, il prossimo anno ci facciamo il Dodecanneso!

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